Il Tophet
Se vogliamo lasciarci trasportare nel passato, tra mito e storia, nel mondo fenicio-punico, abbiamo scelto il posto giusto. E' sufficiente spingersi verso la periferia settentrionale del paese di S.Antioco, denominato anticamente Sulcis, per raggiungere il tophet.
Si tratta di un santuario a cielo aperto proprio della tradizione religiosa fenicia ed in seguito punica. Nella località denominata ancor oggi "guardia de is pingiadas", si estende questo santuario che insieme a quello di Tharros è il più ampio della Sardegna.
Il nome della località che letteralmente significa"vedetta delle pentole" è in chiaro collegamento con l'immensa quantità di urne cinerarie ivi rinvenute.
Secondo un percorso non ben definito ma che pare affacciarsi ad est seguendo un'estensione nord-sud, si possono oggi osservare i risultati degli scavi e la riproduzione delle urne che emergono dalla terra fra le creste di roccia trachitica. E' possibile osservare anche alcune urne originali parzialmente interrate. Il termine tophet deriva dalla bibbia e significa "luogo di arsione". Era infatti prevista dalla religiosità fenicia l'arsione dei bambini nati malati o già morti. Secondo un procedimento rituale i bambini venivano cosparsi di unguenti ed in seguito arsi, per poi essere deposti all'interno delle famigerate urne.
In seguito, accanto alle urne, venivano sistemati dei piccoli monumenti funerari figli dell'arte manufatturiera degli artigiani locali. Questi monumenti, detti stele, subiscono una forte influenza egittizzante nella raffigurazione, e greca nello stile delle edicole, rappresentanti immagini simboliche in rilievo di persone o animali emblematici. Questa è l'immagine del tophet in seguito alle ultime scoperte antropologiche che hanno smentito la crudeltà della religione fenicia.
Era infatti credenza diffusa, sino a non molto tempo fa, che la funzione di questi tophet fosse ben altra. Secondo scritti lasciatici dagli storici del periodo( e parliamo di un periodo che va dal VIII sec a.C. al I sec d. C.), e non solo del periodo ma anche ricordati dallo scrittore Flaubert nella sua opera Salambò, il tophet era un luogo sacro destinato al sacrificio umano o rito dell'immolazione(Molk=dono/offerta).
Secondo questo rito, le primizie, i fanciulli delle famiglie aristocratiche del villaggio, venivano offerti in sacrificio alla Dea Tanit e al Dio Ba'al Hammon che "garantivano" la prosperità della terra e uno sviluppo sereno della comunità . Il rito del Molk, secondo fonti classiche veniva anche circondato di una sorta di processione, accompagnata probabilmente da strumenti a percussione quali i tamburi. Ai famigliari della vittima venivano vietati gemiti o urla di dolore interpretati come un'offesa alle divinità.
Esiste nel tophet di S.Antioco una "costruzione" ricavata nella pietra, che appare come un altare ove, secondo tali fonti, si celebrava con tutta probabilità il rito del Molk.
La Redazione
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