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Il Museo Etnografico
museo_etnografico
Sembra di sfiorare un passato che ci è sfuggito di mano, accarezzare ciò che più sentiamo nostro senza però saper di conoscerlo. Il museo Etnografico di S.Antioco è un'estasi continua, coi suoi attrezzi quasi ammassati, le sue mani capaci di cingere e trasportare in un'epoca tanto remota per i giovani d'oggi quanto viva nel cuore della tradizione. Ciò che insegna questo piccolo museo è quanto sia essenziale non scordare da cosa proveniamo, le basi di un carattere Antiochense e, più in generale, Sardo.
La stessa ubicazione offre uno scenario ove è possibile, con un po di fantasia, intravedere scene di vita oramai estinte, di uomini e donne al lavoro per il pane, tra campi coltivati e cactus, alle prese col mormorio della natura.museo_etnografico
E situato nella valle ovest del colle del Forte Sabaudo, proprio accanto al villaggio ipogeo. La struttura risente dello stile dell'antico Medau sulcitano, con una zona interna dettasu magasinu ed una esterna in stile veranda detta propriamente "sa lolla".
Sono diverse le ambientazioni che il museo si ripropone di offrire, tutte diverse per tipologia ma entusiasmanti ed intense per particolarità .
museo_etnograficoLa veranda esterna mette in mostra gli attrezzi utilizzati per le attività  artigiane più importanti all'interno di una cultura agro-pastorale. Sono essenzialmente tre: "Su Ferreri"( il fabbro),"Su Buttaiu"(il bottaio) e "Su Maistu e lina"(il falegname). Un intreccio di oggetti e attrezzature, tra i banchi o appesi al muro, si mostrano al visitatore vissuti in tutti i loro aspetti. Quindi per gli occhi sarà uno sfocio di scalpelli, seghe, forconi, ferrature per buoi, asini e cavalli, vecchie carriole, botti da vino, damigiane e vari oggetti ad esse legati, tutto corredato qua e là  da selle e finimenti per l'imbrigliamento degli asini.museo_etnografico
Non è da sottovalutare l'importanza che questi oggetti e animali ricoprivano in una quotidianità che si sino al secolo scorso si svolgeva come prima fonte di sostentamento.
Interessante anche l'esposizione esterna di due vecchi carri trainati da buoi, entrambi con le ruote in legno ricoperte da una fascia metallica.
L'interno del museo è separato in settori. Appena dopo la soglia si può notare, sullamuseo_etnografico  sinistra, un angolo dedicato alla casa in senso generale. Tutti gli elementi utili alla massaia e di corredo casalingo sono esposti sotto una bella mostra di cestini di giunco e contenitori in terracotta; molto interessante sulla base di un camino la zona dedicata alla lavorazione del formaggio e, poco distante, un tavolino che offre tutte le fasi di lavorazione del pane, partendo dal chicco di grano.
museo_etnograficoProseguendo, dopo aver ammirato i finimenti degli animali da lavoro, una parete mostra il mondo della lavorazione della terra. Sono gli aratri di diversi periodi e materiali a sovrastare altri attrezzi quali zappe, picconi, forconi, e un groviglio di falci ben riunite, unite ad altri elementi vari, utili alla lavorazione della vite e tutti i processi della vinificazione.
A questo punto merita particolar menzione "l'angolomuseo_etnografico di Bisso". Questa rarissima seta di mare ricavata dalla "Pinna Nobilis" era un tempo di grande utilizzo nella regione Sulcitana. Oggi è praticamente scomparsa ma non solo da S.Antioco... da tutto il mondo. Questo frangente rende onore al museo etnografico di S.Antioco. Per questa sola sezione varrebbe la pena di visitarlo.
Esistono solo poche massaie-astiste, se non una sola, capaci di praticare questa delicata e raffinata arte di tessitura del bisso, e si trovano proprio in questa piccola cittadina del sud-ovest Sardegna.
Il viaggio finisce con l'arte della lavorazione della palma nana, molto diffusa nell'isola. Sino a non molto tempo fa, nell'adiacente villaggio ipogeo, questa lavorazione era forse il fulcro dell'attività  della donna.museo_etnograficoSi realizzavano scope, funi e ad altri oggetti di vario utilizzo. Tra i tanti spiccano le borse, usate un tempo anche dagli agricoltori per la semina a mano dei campi.
Personalmente consiglio a chiunque, indigeno e non, la visita di questo piccolo paradiso della tradizione, proprio per scongiurare l'irrimediabile perdita di quei valori che hanno costituito parte della nostra cultura e carattere.

La Redazione
 
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