I Nuraghi
Chiunque, nell’attraversare la Sardegna per giungere sino alle rive di S.Antioco, si sarà chiesto, osservando lo sconfinato paesaggio che profuma di storia, cosa fossero quelle costruzioni o cumuli di pietra che sovrastano i colli dell’entroterra o quelli accanto alle coste.
Sono nient’altro che l’emblema più rappresentativo della nostra terra, che colpisce il cuore per la sua caratteristica bellezza, sviluppatasi in quella che oggi prende il nome di Epoca Nuragica.
E’ all’incirca nel secondo millennio a.C. che crescono e si ampliano le comunità di tale civiltà, contraddistinte sempre dalla presenza di un Nuraghe.
In certi casi la maestosità ed imponenza di queste opere rapisce l’osservatore sino a sconfinare nella leggenda più pura. Nasce infatti spontanea la domanda, come per altre grandi opere del passato, di come potessero queste genti, reduci della preistoria, esser padrone di una tale tecnica costruttiva.
Lo scrittore Pausania, che sostenne di aver visitato la Sardegna, nell’offrire una descrizione delle mura di Tirinto(Grecia), ci trasferisce un’immagine chiara citandole come Opere Ciclopiche, descrizione che parrebbe addirsi anche ai nostri nuraghi. Lo stesso Pausania ci trasferisce un’altra suggestiva leggenda:
la leggenda di Dedalo, emblema delle doti artistiche e geniali delle costruzioni greche. Fu Dedalo, secondo Pausania, ad insegnare ai Sardi come costruire i Nuraghi.
Il termine Nuraghe parrebbe avere origini preindoeuropee, precisamente dalle parole “nur”, o anche “nura” o “mura”. E una parola bivalente che sta ad indicare la cavità e il cumulo '. Ancora oggi nel parlare con gli agricoltori può spesso capitare di udire il termine “Murighina” che si riferisce al cumulo di pietre ordinatamente sistemate dopo aver vangato il terreno.
Si è spesso parlato di leggenda riferendosi a queste opere. Una tra le cause primarie è certamente il fatto che della loro utilità o funzione si conosce ancora poco, o comunque non abbastanza.
Dai più recenti studi si riesce comunque ad evincere che la funzione primaria dei Nuraghi fosse relegata al ruolo di abitazione fortificata sino a divenire, in certi casi, una vera fortezza.
Purtroppo un gran numero di Nuraghi nel corso dei secoli è andato distrutto, forse per meschine cause legate all’uomo dei nostri giorni ed ad una sorta di ignoranza di un recente passato; ciò non toglie che l’inarrestabile effetto delle intemperie e le varie
stratificazioni successive all’epoca Nuragica, abbiano contribuito al crollo di questi monumenti arcaici.
Nonostante tutto il territorio di Sant’Antioco vanta ancora una buona densità di Nuraghi per chilometro quadrato. Sono infatti circa una trentina i nuraghi oggi rimasti disseminati fra le creste antiochensi, molti dei quali in uno stato appena riconoscibile. Ma per avere un’idea seppur parziale di quanto e come questa civiltà fosse radicata e sviluppata si può far riferimento ad alcuni scritti lasciatici da qualche viaggiatore del passato. La Marmora agli inizi dell’800 ne contava un centinaio. Un evidente segno di come S.Antioco, già da questi tempi remoti, fosse una terra fiorente e incline allo sviluppo.
Sono necessarie alcune precisazioni legate all’evoluzione della civiltà nuragica per inquadrare le varie tipologie di Nuraghi presenti nell’isola.
Questa civiltà viene identificata in genere sotto tre diverse categorie e periodi, una tra le quali(terza, fase di decadenza) non citeremo per mancanza di esemplari qui nel territorio.
Il periodo Arcaico(circa dal 1500 al 1200 a.C.), legato alla prima fase dell’epoca nuragica, prevede costruzioni semplici e dotate di una sola torre, costruita senza alcun legante o malta, sfruttando solo un eccellente utilizzo delle forze statiche. La torre è di forma troncoconica o ellittica e si erge a protezione di una sala interna di forma circolare a cupola detta propriamente Tholos.
A testimonianza di questa epoca si possono citare il Nuraghe Feminedda e il Nuraghe Mont’e S’Orxu siti entrambi nella località di Canai.
Il periodo più rappresentativo è detto Apogeico(dal 1000 al 500 circa a.C.). Come suggerisce il termine questi anni riassumono il massimo splendore della civiltà nuragica. Il semplice Nuraghe comincia a divenire un vero e proprio complesso nuragico, costituito da più torri affiancate alla torre madre e collegate tra loro da stretti ma accessibili corridoi; tutt'attorno piccole capanne e una cinta muraria che protegge l'intero villaggio. La venuta dei fenici, il continuo via vai di navi dei nuovi visitatori, contribuisce all'espansione ed evoluzione dei complessi nuragici. Queste genti, sentendosi turbate, si vedono costrette a proteggersi dietro le contrafforti che man mano assumono forme e dimensioni dal carattere quasi medievale.
Forse la massima espressione di questa entità nuragica ci è data, a Sant’Antioco, dal nuraghe Antiogu Diana, costruito a 185m sul livello del mare con un sistema a cinque torri disposte a cuneo.
Merita, a mio giudizio, una menzione particolare anche il “Nuraghe Grutt’i Acqua”, sito nella località omonima che ospita anche esempi di “Pozzo Sacro” e “Tomba dei Giganti”, come vedremo in separata sede.
A seguire il “Nuraghe S’ega e marteddu”, sito in Maladroxia(frazione di S.Antioco), il “Nuraghe C.Locci” ospitato dalla località “Is Crisionis”, i nuraghe “Chirigu”, “Serra Nuarxis”e “Corongiu Murvonis” situati nella valle di Triga.
La Redazione