Museo Archeologico Ferruccio Barreca.

... brilla oggi fra campi arati, testimonianze di un illustre passato, distese di pietra trachitica e una macchia mediterranea decorativa, la costruzione adibita a museo archeologico. Le mura di pietra si incastonano con l'ambiente auspicando un primo passo verso una coscienza naturalistica, archeologica, storica e tendente alla valorizzazione di un mondo degno di nota.
Dopo oltre trent'anni di apparenti controversie e meccanismi che non val la pena citare, è oggi possibile entrare a far parte, con lo sguardo e la "fantasia", delle ricchezze che questo scrigno custodisce, tra teche

gelose e dotate di una vanità che possono concedersi.
Il Museo Archeologico Ferruccio Barreca è situato alle pendici del Tophet, nella periferia nord della cittadina. E' attualmente, se non il più importante, uno tra i più completi ed importanti musei, dedicati alla cultura fenicio-punica, del bacino mediterraneo. Tutte le fasi della storia di Sulcis, Sulci, Solky o Sulky (diverse evoluzioni del nome dell'attuale S.Antioco), dai frammenti di storia prenuragica alle peripezie della dominazione romana, sono espresse con metodo ed ordine dal linguaggio silenzioso dei reperti.

Tra le varie sale è davvero possibile perdersi nella storia, sia in funzione della ricchezza di reperti, sia per l'effetto che allestimento ed edificio offrono al visitatore.
La prima sala ci offre una esposizione di materiale prenuragico, resti di ciotole e materiali vari, restituiti dai siti aperti nella località di Canai, quali il bacino nuragico di Grutt'i acqua, ed altre aree paesane quali la zona del cronicario.
E' pur vero che per una serie di ragioni il materiale di epoca prenuragica e nuragica non fa onore alla "nobiltà " del museo ma muovendoci tra le varie teche e spostandoci nella storia di qualche secolo, lo splendore di questo museo ritrova la propria essenza.
E' infatti l'innumerevole mole di reperti fenicio punici che risveglia l'occhio e ci catapulta, anche in caso di titubanza, nella vera perla della nostra isola.

I materiali provenienti dai diversi siti come il Tophet e la necropoli fenicio-punica e romana, si mescolano mostrandosi nudi.
Si tratta di stele di diversa fattura e influenza, in stile greco o egizio, o comunque per la maggiore sotto il marchio egittizzante, amuleti, maschere orride e gioielli di ogni entità e bellezza; anelli, collane, ciondoli talvolta interamente costruiti in oro o realizzati con diversi materiali.

Infinite le testimonianze offerte dalle anfore, urne cinerarie, brocche, unguentari, accompagnate talvolta dall'originale contenuto... frammenti ossei. Se ne possono osservare diverse anche di importazione greca.
Innumerevoli sono gli scarabei, piccoli oggetti che fungevano da amuleto, importati anche in questo caso dalla cultura egizia.
Solo gli occhi potranno comunque farvi ben comprendere di cosa si parli.
Un'altra sala è dedicata all'epoca romana con una serie di oggetti di uso comune come piatti e pentole ed altri appartenenti al corredo funebre, non molto dissimili da quelli punici; da non dimenticare durante questo excursus è il bellissimo mosaico denominato "delle pantere".
Ma forse il vero emblema del museo archeologico di Sant'Antioco si nasconde dietro la figura dei due leoni in pietra calcarea ritrovati alle pendici dell'acropoli.

A far da contorno a questo panorama storico si aggiungono le ricostruzioni dell'antica città di Sulky, quando ancora le navi puniche e fenice approdavano sulle nostre coste per offrire o forse sottrarre quella che oggi è la nostra storia.
La Redazione