Il villaggio ipogeo
"Alcuni uomini vestiti di stracci, altri nudi, i bambini giocano nella fitta boscaglia che avvolge la colline ove il forte ci osserva. Certo,è la povertà che anima le giornate, anche se un suono d'organetto o un salto all'osteria del vino rallegrano e alimentano una vita rurale. Tutt'attorno i ruderi dell'antico splendore ma noi fissiamo l'asino, e non ci stupiamo se qualche visitatore ci osserva stordito, mentre sbuchiamo dal sottosuolo così come i fumi dei focolari . In fondo è la nostra diversità che lo porta a scrivere e rallegrarsi di una vita diversa."
Così immagino il panorama che probabilmente circondava il villaggio ipogeo di S.Antioco dal ripopolamento, XVII secolo, sino al secondo dopoguerra mondiale.
Mi concedo la poesia di un passato recente nell'osservare dal crinale della collina del forte. Là verso ponente si estendeva la vita dei trogloditi, una vita consumata nella temperatura costante degli "anziani" ipogei punico-romani, rielaborati per divenire casa. Da non sottovalutare che la casa dei morti è potuta divenire anche casa dei vivi.
Durante il ripopolamento queste logge sotterranee divennero dimora di una grossa parte della popolazione di S.Antioco. La povertà e la capacità di adattamento facevano da padrone in questo quadro. Poche le differenze che si riscontrano tra un ipogeo standard e queste abitazioni. Gli elementi che lo differenziano sono appunto quelli necessari alla vita, cosa che ai morti non poteva servire. Queste stanze che vanno dai 10 ai 20 mq accolgono quindi anche i focolari ed i forni a legna per il pane. Il poco spazio poteva ospitare famiglie che arrivavano anche a 10-12 persone. 
Certo è che in quei tempi esistevano soluzioni pratiche a questo tipo di inconveniente. I ragazzi già dall'età di sette otto anni venivano infatti mandati a lavorare con i pastori rimanendo quindi lunghi periodi lontani da casa.
Le giornate così scorrevano con le donne impegnate nella lavorazione della palma nana e gli uomini consacrati alla terra ed al mare per poter garantire il minimo necessario all'alimentazione... quasi mai sufficiente.
Nelle sere estive le serate si potevano rallegrare al suono di una piccola fisarmonica, oppure facendo un salto all'osteria che aveva la sua parte di importanza vitale per questi abitanti del villaggio sotterraneo. Questo sotto gli occhi degli asini o dei bambini nascosti dietro un cespuglio per consumare un bisogno.
Oggi è possibile visitare le case di queste genti, e si ha la l'opportunità di osservare una riproduzione dell'arredamento che colorava i diversi vani, facendosi un'idea di quale fosse lo stile di vita che sino al secondo dopoguerra ha nutrito in modo triste e al contempo pittoresco questo scorcio di terra.
La Redazione
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