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Santadi - Il Paese
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Il Comune di Santadi

Santadi stemma.gifNella sua seppur limitata estensione geografica il Sulcis-Iglesiente racchiude scenari che spaziano in modo omogeneo da incontaminati fondali marini alle sopravvissute distese boschive tra picchi granitici montani.
Quest’ultima descrizione rappresenta fedelmente il Comune di Santadi, adagiato su un territorio santadi08.jpg che ancora evoca antiche culture agro pastorali, sulle quali il paese e le sue frazioni per molti versi ancora si basano.
La sua storia ci riporta al periodo prenuragico con Menhirs e le Domus de Janas.
Una recente scoperta nella frazione Barrancu Mannu ha messo in luce un’importante testimonianza del periodo nuragico, una Tomba dei Giganti costruita con blocchi di granito; non da ultima, a ribadire l’importanza del nuragico nel Comune di Santadi, vi è la grotta Pirosu, che ospita un santuario ipogeico di origine nuragica.
Altra fondamentale testimonianza storica è l’insediamento fenicio-punico di Pani Loriga; si estende su una bassa collina non distante dal centro abitato. Il sito, oltre alle rovine degli edifici civili e militari fenicio-punici, presenta molteplici stratificazioni testimoni dei diversi momenti storici, dal prenuragico ai bizantini.santadi07.jpg
Da qui il salto verso il medioevo in cui, S. Agata de Zulkis, attuale Santadi, apparteneva alla curatoria del Sulcis sotto il Giudicato di Cagliari, ed in seguito concessa come feudo ai Conti di Donoratico durante la dominazione pisana. Tra il 1500 e il 1700 si avvicendarono buio e desolazione in queste terre, come del resto in tutto il Sulcis; la zona venne abbandonata e si riscattò solo dopo il 1700 a seguito di una ripresa agricola. In questo tempo di rinascita Santadi costituì una baronia insieme a Tratalias, nel secolo in cui il territorio venne concesso dapprima al Vescovo di Sulcis per poi passare nelle mani del Vescovo di Iglesias ed essere riscattato solo nel 1800.
L’immagine odierna del Comune di Santadi non è particolarmente distante dalle evocazioni storiche, ricche di scenari agro pastorali; il centro abitato è suddiviso in due santadi09.jpgnuclei dominanti chiamati Santadi Basciu e Santad’e sussu (Santadi basso e Santadi alto), e tutt’attorno reso colorito da 12 piccole frazioni rappresentanti la zona nel suo animo più puro. Si possono infatti ammirare i vecchi furriadroxius, abitati contadini distribuiti a decine nel territorio, molti dei quali ancora costruiti secondo il vecchio stile, attraverso mattoni di fango e argilla.
Sono molte le caratteristiche per le quali questo comune è degno di menzione e particolare analisi; la cultura contadina non è la sola ad apportare un fascino ammaliante. Le caratteristiche geografiche e geologiche completano lo scenario storico culturale del territorio.
Prime fra tutte son da citare le Grotte di Is Zuddas.santadi13.jpg Originatesi circa 600 milioni di anni orsono ad opera dell’incessante azione dell’acqua, costituiscono una delle maggiori attrazioni della zona, con circa 500 metri di percorso turistico tra stalattiti, stalagmiti, e rarissime aragoniti. santadi03.jpgQueste incantevoli visioni sotterranee, ancora in attività, sono situate sotto il Monte Meana, non distanti dal centro cittadino.
Non meno affascinanti sono: la Grotta Pirosu, che ospita al suo interno il santuario nuragico, la Grotta del Campanaccio e la Grotta della Capra.
Dal punto di vista faunistico e della flora Santadi può vantare una ricchezza unica nel Sulcis; 50 dei circa 117 kmq del territorio sono “invasi” da esemplari arborei quali filliree,santadi04.jpg lecci, sughere, ginepri e diverse specie tipiche della macchia mediterranea, che vanno a comporre il superbo bosco di Pantaleo. Le sorgenti d’acqua affiorano e scorrono delicate nel sottobosco, forse provenienti dal dirupo non distante, rendendo ancor più notevole il valore di un tale patrimonio naturalistico. Non è quindi per caso che a Santadi ci si può ancora meravigliare dinnanzi alla visione di rare specie animali. Tra queste spicca il timido Cervo Sardo, una specie protetta e in via d’estinzione, presente solo in poche zone della Sardegna; si distingue dal suo parente, il Cervocervosardo.jpg Europeo, per la stazza più piccola ed il manto più scuro. Tra la selvaggia macchia e i fusti muschiati del bosco è possibile intravedere anche il simpatico Daino o numerosi cinghiali allo stato brado. Nasce spontaneo il bisogno di riflettere su queste ricchezze, cercando di far convergere il pensiero comune in un’unica direzione: salvaguardare il patrimonio ambientale.
Tornando per un momento alla sezione storico-culturale. A Santadi è possibile visitare due musei. Il primo, situato nel centro cittadino, prende il nome di “Sa Domu Antiga”(Museo Etnografico); un affascinante percorso tra gli stili di vita sino ai primi del Novecento, ambientato in una casa di quel periodo ben conservata e arredata, tra attrezzi e “lollas” testimoni del lavoro agricolo.
Il secondo è il Museo Archeologico, che espone testimonianze del passaggio umano nelle nostre terre dalla preistoria sino ai tempi dell’Impero Romano.
santadi02.jpgIl terzo, anche se non proprio un museo, è il Museo del Libro situato nelle scuole medie del paese.
Sempre in tema culturale, in un certo senso misto a quello ambientale, è da non perdere una visita alla Chiesetta intitolata a S. Elia, tra Nuxis e Santadi. Si tratta di una Chiesa campestre edificata dai Bizantini intorno all’anno 1000. E’ inserita in un contesto naturalistico piuttosto attraente; un sentiero in ciottolato vi condurrà all’altura ove è situata, concedendo largo spazio ad occhi curiosi e narici bramose d’aria pura.santadi01.jpg

Con questo spirito e questo clima ci dirigiamo verso il panorama tradizionale. Dal 1968 il Comune di Santadi propone ogni anno, la prima domenica di Agosto, uno dei riti religiosi più consolidati della religione cristiana: il Matrimonio. Lo fa però seguendo le tradizioni delle genti del Sulcis che si esplicano in quello che viene definito il Matrimonio Mauritano( mauritano forse in virtù delle genti africane che hanno frequentato l’isola). Tutta la santadi10.jpgmanifestazione si svolge in abito tradizionale, con gruppi provenienti da tutta la Sardegna che danno origine ad una vera e propria sfilata di suoni e colori, come accade nelle migliori sagre.
Gli sposi vengono accompagnati, sopra una “Tracca”, verso la Chiesa di S. Nicolò ove si compirà il rito cristiano del Matrimonio seguito però dal rito pagano dell’acqua e de “Sa Grazia”(tratteremo meglio in separata sede).
Interessante è anche la sagra di S. Nicolò organizzata nei primi giorni di Settembre.santadi12.jpg

Santadi può considerarsi importante anche sotto l’aspetto enogastronomico. Offre una vasta gamma di prodotti tipici dal miele all’ottimo olio d’oliva, e l’eccellente pane Civraxiu e pane Coccoi; il tutto si estende naturalmente ai pregiati vini doc e ai formaggi. Ora basta solo immaginare di stare comodamente seduti all’ombra di una quercia, magari ospiti in uno dei tanti furriadroxius, a contornare i prodotti sopra elencati con un ineguagliabile arrosto di selvaggina.

Benvenuti a Santadi, Città dell’Olio.

La Redazione

 

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