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Carloforte - Il Paese
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L’isola di San Pietro e il comune di Carloforte

Con le sue tradizioni, parte della sua storia e lacarloforte01.jpg lingua, distaccate dalle vicine terre sarde, Carloforte può dirsi un’isola a tutti gli effetti, non solo in senso geografico ma anche in senso culturale. Pur trovandosi a poche centinaia di metri dalla costa antiochense e da quella di Portoscuso, vive di un’anima ligure. L’impressione poetica che si ha nell’osservare la sua idilliaca conformazione è che sia reduce da un naufragio, come se un lembo di terra ligure si fosse volutamente lasciato andare in balia della tramontana, per approdare sino alla sua attuale posizione in territorio sardo.
Ci si chiede il perché di simili affermazioni e divagazioni. Scopriamolo nella sua storia.
Le sue rardici sono da ricercarsi nel periodo prenuragico e nuragico. Ne sono dimostrazione diversi reperti archeologici rinvenuti nell’isola (perlopiù cocci e un graffito) e un sistema di cinque nuraghi che probabilmente non hanno mai conosciuto la forma apogeica. Il passaggio delle flotte fenice è attestato dal ritrovamento di alcuni resti di un probabile luogo di culto situato accanto alla Torre di San Vittorio. I fenici lasciarono spazio ai punici. Una stele punica rinvenuta a Cagliari nel 1877 mette in risalto l’antico nome dell’isola in lingua semitica: YNSM, l’isola degli sparvieri, chiamata dai fenici Enosim, dai greci Hieracon e dai romani Accipitrum Insula.carloforte02.jpg
Questi ultimi vi edificarono le loro necropoli oggi ancora visibili, talvolta parzialmente, in diverse zone dell’isola. Massicci sono a tal proposito i ritrovamenti di monete, anfore e altri oggetti tipici della cultura funeraria romana.
Questa è la storia, in versione schematica, che grossomodo ha interessato l’isola degli sparvieri sino alla caduta dell’impero romano. In seguito venne occupata solo sporadicamente, dapprima dai Benedettini intorno al 1200 e successivamente da Pisani e Spagnoli che ben presto lasciarono le terre in balia delle incursioni Saracene.
Questo sino all’effettiva genesi di una storia che interessò gli antenati degli attuali abitanti di Carloforte. Tutto ha inizio intorno all’anno 1540 quando, per ragioni ancora ignote, l’isola di Tabarka presso Tunisi venne ceduta alla famiglia Lomellini, signori di Genova.
Un considerevole numero di Pegliesi, abitanti di Pegli presso Genova, venne inviato nell’isola per la pesca del corallo ed il commercio in genere. La strada storica di queste genti sembrava segnata da un florido destino che consentì ai Lomellini di accumulare grosse ricchezze in brevi termini.. anche se i vicini saraceni non erano proprio dello stesso parere.
carloforte03.jpgInfatti nel XVIII secolo la situazione voltò verso il precipizio, le incursioni saracene divennero pericolose, il corallo diminuì e le genti di Tabarka cominciarono a sentirsi in sovra numero per un pezzetto di terra così piccolo. Pare che venisse addirittura vietato il matrimonio. Da qui l’esigenza di cambiare acque per una rinnovata sicurezza ed incontro ad un futuro commerciale più prospero.
Intanto si dilagava la notizia che il Re di Sardegna Carlo Emanuele III, stesse mettendo in opera un programma di ripopolamento di alcune zone dell’isola, tra le quali comparivano Sant’Antioco, la Nurra e l’isola di San Pietro. I tabarchini non si lasciarono cogliere impreparati ed inviarono le loro richieste di trasferimento a Cagliari, con un gruppo di uomini capitanati da Padre Giovannini. Correva l’anno 1737 quando venne firmato il contratto di infeudazione dell’isola di San Pietro; da lì a breve, e precisamente nell’Aprile del 1738 i primi tabarchini vennero trasferiti nell’isola e diedero inizio ad un redditizio periodo di sviluppo che però anticipava la tragedia di fine secolo.
Nell’anno 1798 l’isola venne scossa da un invasione di pirati tunisini che, oltre a lasciare dietro se morte e devastazione, fecero prigionieri oltre 800 carlofortini. Furono gli anni più grigi della storia dell’isola, devastata e messa a fuoco, deturpata e ridotta ad un cumulo di macerie. Dopo cinque anni di prigionia, e grazie all’intervento di diverse potenze europee che si addossarono il peso delle trattative, i prigionieri vennero liberati e per Carloforte, attraverso la sua operosa volontà, cominciarono tempi migliori. Si costruirono mura, impianti idrici, sorsero miniere, ci si specializzò nella costruzione di barche, nella pesca, e si costruirono monumenti. In brevi parole si diede inizio al secolo d’oro dell’isola rotto solamente dall’avvento dei conflitti mondiali, nei quali Carloforte fu tra le più colpite.

Carloforte oggi è un’insieme di visioni, da quellacarloforte04.jpg poetica a quella storica appena citata, e rimane fedele a tali visioni con integrità, sfiorando le coste con le sue casette bianche, le sue gradinate, gli edifici neoclassici, e musicando l’aria con un dialetto ligure in piena regola. Conta circa 6.600 abitanti per un territorio di circa 55 kmq. Dopo 30 minuti di navigazione tramite traghetto vi troverete in un mondo nuovo, ricco di una flora tipicamente sarda e di una fauna che prevede diverse specie protette; Falco della Regina, Poiana, Falco Pescatore e Gabbiano Corso sono solo alcuni esempi. D’altro canto non per niente si è pensato ad un nome come Isola degli Sparvieri.
Graziose passeggiate tra l’oro del grano e il verde della macchia vi condurranno alla scoperta di strepitose coste rocciose e calette da sogno, che colorano del candido bianco della sabbia i secolari margini di costa.
Per le vie del paese si può fare una sosta alle diverse chiesette che vantano ognuna una storia singolare; la Chiesa di San Pietro e dei Novelli Innocenti, datata intorno all’XI secolo, e la Chiesa della Madonna dello Schiavo, eretta in onore della Madonna protettrice degli schiavi del 1798( queste vicende necessitano di approfondimenti che tratteremo in separata sede).
Merita senza dubbio una visita il faro di Capo Sandalo, il faro più a occidente d’Italia del quale dopo la fatica di 124 scalini si potrà ingoiare il respiro nell’osservare il panorama. L’Osservatorio Astronomico o Torre di San Vittorio è un’altra tappa da non perdere.
E’ una delle cinque stazioni internazionali d’osservazione geodetica e da più di cinquanta anni viene impiegato per le osservazioni meteorologiche.
Per passare ad ambientazioni più etniche risulta doveroso citare le sagre e la cucina di questo popolo del mare. Ad Aprile si svolge la sagra del cus cus (cascà per i carlofortini), una prelibata pietanza a base di semola cotta al vapore, carne e verdure.
Nel mese di Maggio, che prevede il passaggio dei tonni e la conseguente mattanza, si svolge invece il Girotonno, una deliziosa manifestazione nella quale è possibile gustare questo prodotto in tutte le sue sfumature. La cucina di Carloforte, come si addice a questo popolo, è costellata di succulenti piatti di mare, che ne sono il centro e ne costituiscono il carattere.
A Giugno si festeggiano le sagre di San Giovanni Battista e di San Pietro. Quest’ultima trova il proprio culmine nella processione che trasporta la statua del Santo ma si tratta in realtà di diversi giorni di festeggiamenti che ospitano singolari manifestazioni.
A Novembre si ricorda con una processione il ritrovamento della Madonna dello Schiavo che durante gli anni di prigionia divenne per queste genti simbolo di salvezza e speranza.
Tutto ciò che è stato detto in questa breve descrizione generale lo potrete assaporare solo attraverso i vostri occhi e tutti i vostri sensi, calpestando questa terra, ascoltandola, e gustando tra la gente tutte quelle cose che qui, in questa pagina, non possono essere degnamente raccontate.
Benvenuti a Carloforte, l’isola dei rapaci.

La Redazione
 
 
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